PIANTA MELLIFERA...| Humulus lupulus L. (lupulo) è effettivamente una pianta mellifera, sebbene non sia tra le fonti più comuni per le api. I fiori femminili del lupulo possono fornire nettare e polline che le api trasformano in miele.
Le caratteristiche del miele di Humulus lupulus sono:
Colore: da ambra chiaro a dorato intenso, talvolta con riflessi verdognoli se raccolto in zone di forte presenza di fiori freschi.
Sapore: dolce con un retrogusto leggermente amaro e speziato, che ricorda le note erbacee e resinose dei coni di lupulo; può avere sfumature leggermente floreali.
Aroma: aromatico e vegetale, con sentori resinosi e balsamici, tipici del lupulo usato nella birrificazione.
Consistenza: mediamente liquido all’estrazione, con cristallizzazione lenta, fine e uniforme.
Proprietà nutrizionali: zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), enzimi naturali e piccole quantità di composti bioattivi come flavonoidi, polifenoli e resine con effetto antiossidante.
Usi tradizionali: oltre che come dolcificante naturale, può essere apprezzato per tisane aromatiche o abbinamenti gastronomici grazie alle note amare-resinose che lo rendono unico rispetto ad altri mieli. |
USO ALIMENTARE...| 1. Coni Giovani (Germogli)
Raccolta:
I germogli primaverili (apici teneri) vengono raccolti prima che diventino fibrosi (aprile-maggio).
Preparazione:
Bolliti: Lessati per 5-10 minuti in acqua salata, poi saltati in padella con aglio e olio come gli asparagi.
Fritti: Passati in pastella (farina, acqua gassata) e fritti per un antipasto croccante.
Ripieni: Utilizzati in frittate o come ripieno per ravioli.
2. Coni Maturi (Strobili)
Aromatizzazione:
Birra fatta in casa: I coni essiccati impartiscono amarezza e aroma (luppolatura).
Aceti e Oli: 5-10 coni essiccati in 500 mL di aceto di mele o olio d'oliva per 2 settimane, per condimenti aromatici.
Formaggi: Avvolgere formaggi stagionati in coni di luppolo per aromatizzarli (es. in Belgio per il Hop Cheese).
3. Foglie Giovani
Insalate:
Le foglie tenere (raccolte in primavera) aggiungono un sapore amarognolo a insalate miste.
Verdure Cotte:
Saltate in padella con altre verdure (es. spinaci) o usate in zuppe.
4. Sciroppi e Salse
Sciroppo di Luppolo:
Far bollire 100 g di coni essiccati in 500 mL d’acqua con 300 g di zucchero fino a riduzione. Usato per cocktail (es. Hop Gin Tonic) o dessert.
Salsa per Carne:
Aggiungere coni tritati a salse a base di vino rosso o birra per arrosti e selvaggina.
5. Prodotti da Forno
Pane e Focacce:
Coni essiccati e macinati finemente (1-2 cucchiai per kg di farina) aggiunti all’impasto per un pane aromatico.
Biscotti e Dolci:
Sciroppo di luppolo usato per bagnare torte o glassare biscotti.
6. Bevande Analcoliche
Tè di Luppolo:
Infusione di 5 g di coni essiccati in 250 mL d’acqua per 10 minuti. Effetto calmante.
Limonata Aromatizzata:
Sciroppo di luppolo aggiunto a limonata fresca per una bevanda estiva originale.
7. Usi Tradizionali Regionali
Belgio e Germania:
I germogli di luppolo sono considerati una prelibatezza primaverile (hopspruiten in fiammingo).
Italia (Piemonte):
Storicamente, i coni erano usati per aromatizzare grappe e amari digestivi.
8. Abbinamenti Moderni
Gelato al Luppolo:
Sciroppo di luppolo incorporato in base al latte per un gelato amarognolo.
Cioccolatini:
Ganache al cioccolato fondente aromatizzata con olio di luppolo.
Fonti:
Journal of Ethnopharmacology. "Medicinal properties and conservation of Pelargonium sidoides DC." 2014. Benefica. "Luppolo (Humulus lupulus L.): Proprietà e Usi." 2025. |
Vedi anche Pagina erbe alimentari
APPROFONDIMENTO SU PIANTE AD AZIONE FITOESTROGENICA E ANTIANDROGENA...
| PIANTE AD AZIONE FITOESTROGENICA E ANTIANDROGENA
In virtù della loro azione estrogenica alcune piante si dimostrano efficaci nell'impiego terapeutico per le turbe legate a un'insufficienza ovarica, per sindromi deficitarie dopo isterectomia e ovariectomia, per turbe mestruali della pubertà e per alcune manifestazioni fastidiose che caratterizzano la manifestazioni funzionali della menopausa come vampate di calore, turbe dell'umore, secchezza della mucosa vaginale, ecc. e per la sindrome premestruale.
Alcuni inconvenienti, come per es. le vampate, hanno una stretta relazione con l'ormone ipofisario; altri invece, come prurito, infiammazione pelvica e secchezza vaginale, sono relativi alla caduta del tasso ematico di estrogeni e possono migliorare con l'utilizzo di queste piante. In questi casi la fitoterapia rappresenta una terapia attiva e/o complementare alla terapia ormonale classica.
Le piante estrogeniche e progesterone-like sono: Angelica, Aletris, Erba medica, Salvia, Luppolo, Ginseng, Alchemilla, Verbena, Salsapariglia, Soia, Kudzu, Cimicifuga; l'Ortica ha azione antiandrogena e la Cimicifuga è attiva sulla secrezione dell'ormone ipofisario. L'Agnocasto aumenta la produzione dell'ormone luteinizzante, inibisce il rilascio dell'ormone che stimola il follicolo, portando ad uno spostamento del rapporto a favore degli estrogeni rispetto ai gestageni, producendo effetti ormonali utilizzati contro disturbi connessi alla menopausa; inoltre, sperimentalmente, inibisce la secrezione della prolattina, risultando efficace sia nella sindrome premestruale che nella iperprolattinemia.
Tratto da: Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"; A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"; Fabio Firenzuoli "Le 100 erbe della salute"
Fitoestrogeni e trattamenti ormonali: legami pericolosi
Il ricorso ai fitoestrogeni va evitato nelle donne con tumore della mammella e affette da deprivazione ormonale da ormonoterapia.
Le donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni devono evitare di ricorrere ai fitoestrogeni nel tentativo di ridurre gli effetti da deprivazione ormonale causati dalla ormonoterapia in atto. Il 70% circa dei carcinomi della mammella esprime recettori per gli estrogeni. Questo dato è alla base della terapia adiuvante con farmaci che riducono la stimolazione di questi recettori quali il tamoxifene e derivati e gli inibitori delle aromatasi. L'ormonoterapia di per sé causa però numerosi effetti collaterali da deprivazione ormonale. I sintomi meno tollerati sono la secchezza delle mucose e la sindrome vasomotoria (le cosiddette vampate), oltre alle manifestazioni legate al lungo trattamento (artralgie, tipicamente causate dagli inibitori delle aromatasi, osteoporosi, ipertensione, alterazioni del metabolismo lipidico). Nelle donne in menopausa, è diventata popolare l'assunzione di integratori alimentari, contenenti principalmente derivati della soia o del trifoglio rosso, nell'ipotesi che abbiano un'azione di contrasto sui sintomi della menopausa. Gli estratti di queste piante contengono infatti fitoestrogeni, e in particolare isoflavoni (genisteina, daidzeina e gliciteina dalla soia e biocanina A e formononetina dal trifoglio), sostanze che hanno una blanda azione sia estrogenica sia antiestrogenica. Queste caratteristiche hanno suggerito la loro indicazione anche alle donne in trattamento con tamoxifene o inibitori dell'aromatasi, suscitando allarme negli oncologi che ritengono tale pratica incongrua e rischiosa. Negli animali di laboratorio si è infatti dimostrato uno stimolo dose-dipendente da fitoestrogeni nella crescita di cellule tumorali umane della mammella estrogeno-sensibili (CMF-7) [1]. In modelli analoghi risulta anche abrogata la prevenzione del tamoxifene alla crescita tumorale [2]. A seguito della diffusione di tale pratica sono stati condotti due studi per verificare l'efficacia di integratori a base di soia (90-150 mg/die di isoflavoni) in pazienti sintomatiche per deprivazione ormonale (vampate diurne e notturne) [3,4]. Le pazienti, trattate per carcinoma della mammella e molte in trattamento con tamoxifene o raloxifene, sono state randomizzate in doppio cieco a ricevere il trattamento con isoflavoni o placebo. In nessuno dei due studi si sono rilevate differenze statisticamente significative nella sintomatologia, anche quando stratificate a ricevere tamoxifene. Per cui gli isoflavoni non sembrano ridurre la sintomatologia legata alla terapia ormonale e potrebbero invece avere un'attività di stimolo sulla crescita tumorale. Secondo alcuni lavori scientifici, le popolazioni asiatiche sarebbero meno esposte al rischio di carcinoma della mammella per l'elevata ingestione di derivati della soia: questa osservazione è di difficile interpretazione epidemiologica e non può essere trasferita alle popolazioni occidentali né ad altri effetti ormonali degli isoflavoni [5,6]. Tali sostanze, quindi, vanno utilizzate con molta cautela da parte delle donne con carcinoma della mammella e solo se con recettori ormonali negativi. I medici che hanno pazienti in trattamento con tamoxifene o inibitori delle aromatasi dovrebbero vigilare e sconsigliare l'uso di prodotti a elevato titolo di fitoestrogeni, anche perché molti degli integratori alimentari in commercio rimandano a siti Internet nei quali sono rivendicati effetti terapeutici non dimostrati, sostenuti con letteratura di parte o mal interpretata.
Bibliografia:
J Nutr 2001;131:2957-62.
Cancer Res 2005;65:879-86.
J Clin Oncol 2002;15:1449-55.
J Clin Oncol 2000;18:1068-74.
J Epidemiol 2010;20:83-9.
Nutr J 2008;7:17. CDI
Palozzo A.C., Falci C., Zovato S.
Istituto Oncologico Veneto IRCCS
Fitoestrogeni ed iperplasia dell'endometrio.
(Prescrire International 2006; 15: 62-3)
I fitoestrogeni sono estratti di piante medicinali capaci di interagire con i recettori per gli estrogeni (1).
Quattro trial clinici randomizzati di breve durata (in linea di massima di scarsa qualità metodologica) hanno valutato gli effetti di alte dosi di fitoestrogeni della soia (50-100 mg/die di isoflavoni) verso placebo in donne in post-menopausa. Pur in presenza di risultati contrastanti, questi trial sembrano suggerire un leggero effetto preventivo sulle vampate di calore (al meglio, circa 2 episodi evitati a settimana). Poche sono però le conoscenze sui rischi connessi con l'uso prolungato di alte dosi di fitoestrogeni, soprattutto per quanto riguarda il rischio di tromboembolismo e di neoplasie a carico della mammella e dell'endometrio (effetti noti degli estrogeni).
Un trial randomizzato in doppio-cieco, condotto in Italia, ha valutato l'impatto a lungo termine dei fitoestrogeni sull'endometrio (2). Questo è stato il primo trial volto a stabilire gli effetti a lungo termine dei fitoestrogeni. Sono state reclutate 376 donne in post-menopausa non isterectomizzate e randomizzate in un gruppo trattato con un prodotto a base di soia contenente 150 mg/die di isoflavone ed in un gruppo placebo. Le donne sono state sottoposte a biopsia dell'endometrio al momento dell'arruolamento, dopo 30 mesi e dopo 5 anni di trattamento. La biopsia dopo 5 anni è stata eseguita in 319 donne. È stata riscontrata iperplasia dell'endometrio nel 3.8% delle donne trattate con il prodotto a base di soia, ma in nessuna delle donne del gruppo placebo (p |
NOTE VARIE E STORICHE...| Humulus lupulus L. è una pianta dioica, caratteristica botanica rilevante perché solo le infiorescenze femminili non fecondate sono utilizzate sia in fitoterapia sia nella produzione brassicola; la presenza di esemplari maschili nelle coltivazioni è generalmente evitata per non compromettere la qualità dei coni.
Il nome del genere Humulus deriva probabilmente dal latino humus, in riferimento alla crescita rampicante e vigorosa della pianta, mentre lupulus significa piccolo lupo, forse per la capacità del luppolo di “soffocare” le piante ospiti avvolgendosi ai loro fusti.
L’introduzione sistematica del luppolo nella produzione della birra avvenne in Europa tra l’Alto e il Basso Medioevo, sostituendo progressivamente altre miscele aromatiche come il gruit; ciò portò anche a una standardizzazione della conservabilità e delle proprietà organolettiche della birra.
Nel contesto storico monastico, il luppolo fu coltivato nei giardini dei monasteri sia per l’uso nella birrificazione sia per le proprietà calmanti e digestive riconosciute empiricamente, anticipando l’uso fitoterapico documentato nelle farmacopee europee.
Un aspetto etnobotanico interessante riguarda l’uso dei coni essiccati inseriti nei cuscini per favorire il sonno, pratica diffusa in Europa centrale e settentrionale e coerente con le proprietà sedative attribuite alla pianta.
Dal punto di vista fitochimico, il luppolo è una delle poche specie vegetali note per contenere 8-prenilnaringenina, uno dei fitoestrogeni più potenti identificati in natura, fatto che ha suscitato interesse sia farmacologico sia industriale.
Durante la raccolta manuale del luppolo è stata descritta storicamente una sindrome transitoria nei lavoratori, caratterizzata da sonnolenza e sedazione, interpretata come effetto dell’esposizione ai composti volatili della pianta.
Il luppolo presenta anche rilevanza agricola e industriale per la selezione varietale orientata alla produzione di specifici profili di acidi amari e oli essenziali, con implicazioni dirette sia sulla qualità della birra sia sul potenziale fitoterapico dei diversi chemotipi.
Il luppolo è correlato botanicamente alla Cannabis e pare che, se fumato o inalato, possa provocare una blanda euforia o turbe sul SNC. |
BIBLIOGRAFIA, WEBLIOGRAFIA E ARTICOLI SCIENTIFICI SUL WEB
(Vedi anche i riferimenti nelle singole sezioni)| European Medicines Agency, Assessment report on Humulus lupulus L flos, 2012European Medicines Agency, Community herbal monograph on Humulus lupulus L flos, 2012European Scientific Cooperative on Phytotherapy, ESCOP Monographs The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products, 2003Stevens JF, Page JE, Xanthohumol and related prenylflavonoids from hops and beer to your good health, 2004Zanoli P, Zavatti M, Pharmacognostic and pharmacological profile of Humulus lupulus L, 2008Karabin M, Hudcova T, Jelinek L, Dostalek P, Biologically active compounds from hops and prospects for their use, 2016 |
Prova le ricerche di articoli scientifici su Humulus lupulus L.
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